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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Namor (del 05/03/2010 @ 05:00:00, in libri, linkato 1093 volte)
Titolo originale
Miserere
Autore
Grangé Jean-Christophe
Traduzione
Comerlati D.; Lupieri G.
Editore
Garzanti
Prima edizione
2009

Nella chiesa armena di Saint Jean Baptiste, il corpo inerme di un uomo, viene ritrovato in una pozza di sangue. Dopo le dovute analisi di laboratorio, si scopre che la causa del decesso è dovuta alla perforazione di entrambi i timpani e si ipotizza che a traforare gli organi auditivi dell’organista e direttore di voci bianche della chiesa, sia stato un sottile oggetto appuntito, finalizzato a produrre il mortale danno all’apparato uditivo.
Ad indagare sulla vicenda è l’ex poliziotto ora in pensione Lionel Kasdan, al quale nel corso delle indagini, si affiancherà il disagiato agente della squadra protezioni minori, Cédreric Volokine. I due, per fermare il colpevole, si dovranno calare in uno scenario dai contorni alquanto misteriosi e bizzarri, che comprenderanno sadici torturatori nazisti, arruolati sotto il vecchio regime di Pinochet, in Cile, fino agli odierni ambienti sadomaso sparsi per Parigi, per arrivare successivamente, ad una misteriosa ed impenetrabile comunità, chiamata Assuncion.
Mentre l’agghiacciante verità riaffiora dal passato cupa e sinistra, si scoprirà che nessuno, compresi i due singolari investigatori è immune dall’avere un passato privo di colpe.
Dopo aver gradito la lettura del “Il giuramento” di Jean Christophe Grangé, ho unito come si vuol dire l’utile al dilettevole e ho regalato a mio fratello l’opera successiva di questo bravissimo scrittore, per poi usufruire anch’io della sua lettura.
Devo dire che il libro in questione, non mi ha entusiasmato come il precedente titolo, Grangé è molto bravo, questo non è in discussione, ma questa volta ho faticato ad andare avanti nella lettura del romanzo, c’erano giorni in cui non ero per niente invogliato a farlo.
Il libro è suddiviso in tre capitoli: il primo “L’assassinio”, nonostante faccia da apripista alle indagini, non ha il potere di catturare l’attenzione del lettore, cosa accaduta invece col precedente; il secondo “I boia”, fa riferimento alla storia del Cile e dei suoi torturatori, alterna momenti interessanti e seducenti a quelli statici e barbosi; mentre nell’ultimo capitolo, “La colonia”, Grangé spinge in maniera fin troppa eccessiva il resoconto, sulle depravanti pratiche dei vari sadomasochisti. Altro difetto del libro è sicuramente il frettoloso e ed evanescente finale, che non soddisfa appieno il lettore.
Ad ogni modo, per coloro i quali fossero interessati a comperare o a leggere “Miserere”, fatelo tranquillamente, la mia non vuole essere una vera e propria bocciatura, ma solo una semplice constatazione personale verso l’autore, che poteva rendere migliore il prodotto…visto che si tratta di un certo J.C.Grangé!

Namor

 
Di Darth (del 19/02/2010 @ 05:00:00, in libri, linkato 1411 volte)
Titolo originale
Il suggeritore
Autore
Donato Carrisi
Editore
Longanesi
Prima edizione
Gennaio 2009

Se c’è una cosa che odio, sono le fiction italiane. Le ho sempre trovate ridicole tecnicamente, con attori penosi e trame noiose perfino quando raccontano fatti realmente accaduti. A parere mio, le fiction stanno la cinema come Topolino sta alla letteratura, e vengono apprezzate dal medesimo pubblico che resta incollato alla tv guardando "Il grande fratello”.
Per questo, quando ho ricevuto in dono (sempre da Namor che ringrazio) il romanzo di Donato Carrisi e, non conoscendo l’autore, ho visto che i suoi unici lavori precedenti erano sceneggiature di capolavori come “Casa famiglia”, “Casa famiglia 2” e, attenzione attenzione, “Moana”, ho immediatamente pensato che “Il suggeritore” sarebbe presto finito come carta da imballaggio, preferendo mettere in libreria La gazzetta dello sport piuttosto che un’opera dello sceneggiatore di Moana!
Ma, amici lettori, quanto mi sbagliavo!
Il suggeritore” è un romanzo superbo, che (a mio giudizio) supera persino “Io uccido” di Faletti come miglior (serial)thriller italiano.
Molto meno descrittivo di Faletti, Carrisi sfoggia il suo talento con una scrittura scorrevole, senza soffermarsi troppo sui dettagli, ma dando comunque modo al lettore di comprendere bene scena e le peculiarità dei protagonisti; ma, la vera forza del romanzo in questione, è senza dubbio la trama. Pur narrando del solito serial-killer, un’argomentazione ormai saturata da centinaia di romanzi più o meno famosi, quasi mai, ne “Il suggeritore”, riesci ad anticiparne la storia, ed i colpi di scena si susseguono con una frequenza impressionante. Perfino nel finale: pensi di aver scoperto tutto, e invece, fino all’ultima pagina (letteralmente) esce sempre qualcosa di nuovo.
Una peculiarità descrittiva di Carrisi degna di nota, è anche l’estrema attenzione ad evitare qualsiasi forma di pubblicità nel suo romanzo: così leggeremo di “resti di una cena acquistata in un noto fast-food”, oppure di un “vestito di un noto stilista”... In un mondo dove la pubblicità è davvero ovunque, mi ha fatto davvero piacere questo modo di porsi al pubblico.
La trama l’ho volontariamente epurata dalla mia recensione, in quanto non ho considerato importante comunicarvi cosa scrive, ma bensì come scrive il nuovo romanziere italiano.
Non potendo esimermi dal consigliarvi calorosamente l’acquisto di questo libro, vi lascio… devo andare a posizionare il romanzo di uno (spero ex) sceneggiatore di fiction, nella parte più in vista della mia libreria.

Darth

 
Di Miryam (del 27/01/2010 @ 05:00:00, in libri, linkato 3339 volte)
Titolo originale
The Third Twin
Autore
Ken Follett
Editore
Arnoldo Mondadori
Prima edizione
1996

Ci troviamo a Baltimora, precisamente nel campus della Jones Falls University, è stato da poco appiccato un fuoco e in mezzo a decine di ragazze che spaventate cercano una via di fuga, si aggira un giovane, alto e di bell’aspetto, con in testa un berretto rosso con la scritta security, è lui l’artefice dell’incendio, provocato con l’intento di stuprare una ragazza in preda al panico.
Purtroppo nella sua trappola cade una giovane donna di nome Lisa Hoxton, questa altro non è che una cara amica di Jeannie Ferrami, la protagonista del libro.
Jeannie, giovane scienziata, molto carina e soprattutto assai tenace, sta svolgendo nell’università una ricerca sui gemelli, o meglio, sulla differenza di comportamento e personalità di questi, in quanto è convinta che ogni persona può diventare un criminale o seguire la retta via, a seconda dell’educazione che questi ricevono in famiglia.
Durante una sua ricerca,viene a conoscenza che esistono due gemelli identici, cioè omozigoti, ma questa volta, non separati alla nascita come era solito trovare, ma nati da madri diverse. Essendo un avvenimento piuttosto insolito, cerca di scoprire la verità, cosa si nasconde dietro tutto ciò? Quando però inizia ad indagare,si rende conto di venire più volte minacciata e ricattata proprio dai soci del laboratorio di genetica dell’università.
Da li a poco convoca per i suoi studi, un giovane studente in giurisprudenza, Steve, simpatico e soprattutto ben educato, mentre il suo gemello, altro non fa che passare da un carcere all’altro, da qui capisce che le sue teorie non erano affatto infondate.
Jeannie, incomincia a frequentare il giovane Steve, ma questi per uno strano caso del destino, viene riconosciuto in un identikit come lo stupratore di Lisa. Sulle prime Steve, verrà incarcerato, poi dato che era incensurato verrà rilasciato su cauzione, mettendosi subito alla ricerca di Jeannie per spiegarle che lui è del tutto estraneo al fatto. Nel frattempo però, Jeannie, si reca in carcere per conoscere suo fratello, il quale si rivelerà una persona con caratteristiche facinorose.
Mentre stava percorrendo la strada del ritorno, Jeannie incontra Steve, questi una volta salito in auto, incomincia a picchiarla e molestarla sessualmente, ma fortunatamente riesce a liberarsi e sconvolta dell’accaduto che mai si sarebbe aspettata, giunge finalmente a casa, ma con grande stupore vede lo stesso Steve, davanti la porta di casa che la sta aspettando. Non capendoci più niente chiede informazioni al suo vicino, questi conferma che il giovanotto ha passato ore davanti a casa sua, d’un tratto i due si rendono conto che una spaventosa ed inaspettata verità sta emergendo, i gemelli non sono due ma tre, di cui il terzo è il famoso stupratore di Lisa.
A questo punto non rimane che far emergere la verità, per far scagionare Steve dall’infamante accusa di violenza sessuale.
Il tema del libro tocca l’argomento sempre tanto discusso sulla clonazione,certo qualche anno fa avrebbe suscitato più scalpore, forse avrebbe fatto più paura sapere che ci sono menti diaboliche che clonerebbero esseri umani, anche se però esperimenti su animali sono già stati fatti!! Che dire? Speriamo che restino tali!!
Il terzo gemello, è un libro di Ken Follet, scrittore da me molto apprezzato, infatti non è il primo libro che leggo,di questo autore mi piace la sua scrittura scorrevole e lineare, anche se bisogna dire che ha quasi sempre un finale un po’ scontato. Non dovete però farvi trarre in inganno da questo titolo, in quanto l’evolversi della vicenda vi porterà ad un finale ben diverso….non aggiungo altro e buona lettura!!

Miryam

 
Di Darth (del 18/01/2010 @ 05:00:00, in libri, linkato 1561 volte)
Titolo originale
The strain
Autore
Guillermo Del Toro, Chuck Hogan
Traduzione
G.L. Staffilano
Editore
Mondadori
Prima edizione
Ottobre 2009

Era il 16 ottobre 2009, si stava festeggiando un evento straordinario (il mio compleanno), quando il buon Namor mi regalò il libro in oggetto. A sua discolpa, devo dire che Guillermo del Toro è un regista che mi piace molto (Chuck Hogan non lo conosco) e che l’introduzione sull’aletta della sovracoperta era effettivamente intrigante, nonostante fosse l’ennesimo romanzo che tratta di vampiri.
Da questa premessa, “La progenie” poteva essere un romanzo interessante… invece… La pecca più grave del libro, è che è scritto come una sceneggiatura di un film. Ossia, Del Toro, non essendo del mestiere, non riesce a trasmettere su carta quello che invece è bravo a creare quando è dietro la macchina da presa. In un romanzo che ti appassioni, i personaggi devono essere caratterizzati molto bene e devi “sentirli tuoi”, qui nemmeno uno dei protagonisti è riuscito ad appassionarmi; non sono stati approfonditi, ma anzi, di loro si sa il minimo indispensabile per il proseguo della trama (cosa tipicamente cinematografica). Oltre a questo, gli autori, per tutta la durata del romanzo, troncano una situazione senza farla concludere e passano al capitolo successivo dove ad altre persone, in altri luoghi, capitano altre cose… spesso a loro volta interrotte per tornare sui personaggi precedenti o su altri ancora. Anche questo modo di narrare, in un film di due ore ci può stare, anzi, a volte è utile per mantenere la suspance… ma in un libro, letto in 2 mesi, riesce solamente ad annoiarti o ad innervosirti. Infine la trama: Del Toro ripropone il tema vampiri con l’unica originalità di trattarlo come una malattia infettiva (da qui il personaggio principale, un dottore dell’ Ente protezione malattie infettive), ma mantenendo quasi tutti gli stereotipi sul vampirismo (li uccidono la luce del sole e l’argento), epurandone solamente i riferimenti cattolici (non sono utili croci e acqua santa), e aggiungendo ‘sta cazzata (scusate il termine) che un vampiro non può attraversare grandi specchi d’acqua senza l’ausilio di un umano. Questa scelta probabilmente è per far si che tutta la trama si svolga all’interno dell’isola di Manhattan senza possibilità di espandersi al di la dell’Hudson. Infine, al termine del romanzo, rimangono numerose trame collaterali aperte, preludio di uno o più sequel, ennesima idiozia presente in un romanzo!
Per concludere, magari il film quando uscirà sarà bello, ma sicuramente non sarà originale… il libro, invece, è da evitare come la peste!

Darth

 
Di Louise-Elle (del 05/10/2009 @ 05:00:00, in libri, linkato 2125 volte)
Titolo originale
Io sono Dio
Autore
Giorgio Faletti
Editore
Baldini Castoldi Dalai
Prima edizione
2009

Caro Giorgio,
sono una tua affezionata lettrice ed ammiratrice. Dopo aver letto “Io uccido” sono rimasta davvero entusiasta e sorpresa dalla tua bravura di romanziere in versione thriller. Dopo aver letto “Niente di vero tranne gli occhi” il tuo talento come scrittore mi ha ulteriormente affascinato e ora mi hai letteralmente stregato con ”Io sono Dio”. La mente che guida la tua mano è davvero superba e fertile. Il successo che stai ottenendo con questo romanzo è davvero meritato. Non ti curar delle critiche maligne che addirittura dicono che questo capolavoro sia stato scritto da altri: è solo invidia. Invidia poiché ancora una volta hai saputo stupire i lettori con un romanzo thriller e di suspense che ammalia. “Io sono Dio” l’ho letto tutto d’ un fiato. Hai sapientemente descritto il passato e il presente delle avvincenti storie dei personaggi che compongono il puzzle della trama. Hai egregiamente abbinato e reso protagonisti i mali che regnano sovrani da sempre: la pazzia e la paura che certi uomini e le guerre generano. Mi trovi perfettamente d’accordo con il sottotitolo che recita: le guerre finiscono, l’odio dura per sempre.
Mi piace quando racconti di Little Boss scampato miracolosamente dalla guerra in Vietnam e sfigurato nel corpo decide di nascondersi alla famiglia e al mondo ritornando a vivere in una New York sconvolta da una serie di esplosioni di edifici che mietono centinaia di vittime. Hai saputo ben descrivere la tensione e la determinazione che spinge l’Ispettrice Vivien, del Distretto di Polizia di New York, a scoprire l’identità del misterioso artefice delle esplosioni in quanto le stesse non vengono rivendicate da nessuno. L’intelligenza e l’esperienza di Vivien unitamente alla collaborazione di Russel, un mediocre cronista, sono fondamentali per l’individuazione finale dell’ attentatore.. Mi piaci quando descrivi le emozioni e i sentimenti che provano Vivien e Russel nell’ inevitabile storia d’amore che fai nascere fra loro. Mi piaci quando narri lo stupore e lo sconforto di Padre McKean a cui, durante la confessione, il serial killer dichiara apertamente di essere l’autore delle esplosioni e, come solo un pazzo può fare, si proclama: “Io sono Dio”. Mi piace quando descrivi il tormento di Padre McKean indeciso se venir meno o no al sacro vincolo del segreto della confessione ed essere così libero di denunciare l’attentatore che gli preannuncia quando colpirà nuovamente. Mi piaci ancor di più quando alla fine regali l’emozione più gradita svelando l’identità davvero inaspettata del serial killer. Davvero originale l’epilogo finale: ogni personaggio elabora una riflessione. Così facendo hai regalato loro un’anima rendendoli quasi reali.
Concordo con te quando dici che “La fine di un romanzo è come la partenza di un amico: lascia sempre un poco di vuoto”. Infatti dopo aver letto “Io sono Dio” mi sono quasi sentita sola. Pertanto rimango in attesa del tuo prossimo libro che sono sicura sarà il mio miglior amico per un po’. Concludo questa lettera ricambiando l’ inchino che ci dedichi congedandoti spiritosamente: “saluto con un inchino e uno svolazzo del cappello piumato”.
Un abbraccio e un sincero grazie per avermi fatto provare brividi ed emozioni semplicemente leggendoti.

Louise-Elle

 
Di Angie (del 21/09/2009 @ 05:00:00, in libri, linkato 1143 volte)
Titolo originale
Pochi inutili nascondigli
Autore
Giorgio Faletti
Editore
Baldini Csastoldi Dalai
Prima edizione
2008

Chi, non conosce Giorgio Faletti con i suoi famosi romanzi: “Io uccido”, “Niente di vero tranne gli occhi” e “Fuori da ogni evidente destino”, che, hanno entusiasmato i molteplici lettori (compresa me) appassionati del genere trhiller.
Faletti esordì nel mondo della narrativa con il romanzo “Io uccido”, titolo che vendette oltre 3.500.000 di copie in tutto il mondo, diventando uno dei più grandi successi editoriali dell’anno. Il Faletti scrittore mi piace molto, meno invece, nel mondo dello spettacolo, dove iniziò come comico facendo cabaret in varie trasmissioni televisive. Partecipò anche come cantante al festival di Sanremo con la canzone “Signor tenente”, aggiudicandosi addirittura il secondo posto. Se adesso è diventato un personaggio di successo, questo lo deve sicuramente al suo talento letterario è non alle sue precedenti esperienze lavorative.
Avendo già letto un suo romanzo, quando mi fu regalato”Piccoli inutili nascondigli” sua 4° opera narrativa, contenta e allo stesso tempo entusiasta, cominciai a leggere queste 375 pagine. Il libro, ripartito in sette racconti, non sono altro che sette fantastici viaggi verso mete sconosciute, dove vengono narrate sette vicende diverse, ma tutte unite da un solo sentimento: la rabbia, il rancore ed il desiderio di vendetta di cui i protagonisti a loro volta, si trasformano sia in vittime che in carnefici.
Mentre proseguivo la lettura, mi accorgo che la tensione e l’emozione che di solito dovrebbe accompagnare il lettore, fino alla fine del racconto di un buon trhiller, in questo libro era totalmente inesistente. Delusa e a stento, sono riuscita a portare a termine la sua lettura. Per carità il libro è scritto bene e Faletti dal canto suo, sa dimostrare sempre la sua abilità narrativa e la capacità di esporre drammi interiori dell’uomo. Ma qui qualcosa non ha funzionato!
In poche parole non ho trovato questi racconti di mio gradimento, e sinceramente conoscendo i romanzi precedenti, mi aspettavo qualcosa di più horror nell’evolversi della trama.
Per i più curiosi che desiderano leggerlo o che amano i racconti fantastici facciano pure, forse lo troveranno anche piacevole, al contrario di me, che non amo questo genere di lettura.
Comunque una cosa è certa, il prossimo acquisto di un nuovo libro, farò bene attenzione che non si tratti di racconti.

Angie

 
Di Darth (del 01/09/2009 @ 05:00:00, in libri, linkato 1212 volte)
Titolo originale
A crime so monstrous: Face-to-Face with modern-day salvery
Autore
E. Benjamin Skinner
Traduzione
Raffaella Fagetti
Editore
Einaudi
Prima edizione
2009

E.Benjamin Skinner è un giornalista newyorkese che scrive di politica estera su “Newsweek” e “Foreign Affairs”. Ora, ha pubblicato il suo primo libro “Schiavi contemporanei” (da non confondersi con “Schiavi moderni” di Beppe Grillo).
L’autore, per scrivere il proprio testo, ha viaggiato per oltre cinque anni in vari paesi, raccogliendo testimonianze agghiaccianti da chi è stato o è tuttora schiavo. E’ veramente emblematico della cultura moderna il fatto che mai, nella storia dell’umanità, gli schiavi sono stati così numerosi, nonostante che, in tutti i paesi del mondo, lo schiavismo sia reato.
Skinner inizia il proprio racconto da Haiti: in un paese dove il 77% delle zone rurali è senza acqua potabile, ogni donna Haitiana nella propria vita partorisce in media 4,8 figli. Bastano questi dati per immaginare il resto, il 95% dei figli nati nelle zone rurali finiscono a Port-au-Prince fare i restavèk: bambini costretti a lavorare da prima dell’alba a tarda notte, la cui esistenza è pervasa da una violenza spietata. Haiti è il paese del continente americano con il tasso più alto di infezioni del virus HIV2, con oltre diecimila bambini senza casa con un età media di sei anni, che per sopravvivere offrono prestazioni sessuali non protette per 1,75$. Questo, ovviamente, ha creato un florido turismo sessuale e per pedofili… e i Nightclub che rendono di più sono stranamente situati vicino ai campi dei “contingenti di pace”.
Questo abominio che racconta Skinner è solo il primo capitolo del suo viaggio, che procede in Sudan, con testimonianze altrettanto agghiaccianti, per poi procedere in Romania, ad indagare sulle tratte delle schiave del sesso. Infine, per l’ultimo capitolo, l’autore si reca in India, per la precisione nell’ Uttar Pradesh, lo stato dell’India settentrionale dove vive l’8% dei poveri di tutto il mondo. Lì, l’autore, si addentra nelle caste indiane dove centinaia di migliaia di persone lavorano per tutta la loro vita in cave, venendo forniti solo del minimo indispensabile per la mera sopravvivenza, a causa spesso di debiti contratti dai propri avi decenni prima. Il fatto che tutti loro siano analfabeti, ovviamente permette al latifondiario indiano di mantenere il controllo del debito in eterno, aumentandolo costantemente con altri prestiti per ogni evento che esuli dalla routine quotidiana dello schiavo: un matrimonio, o delle cure mediche.
Il libro di Skinner è davvero interessante, e, in alcuni casi sconvolgente… anche se spesso l’autore si perde un po’ troppo nelle manovre politiche interne statunitensi, dove pochi uomini cercano di portare in parlamento proposte di leggi internazionali per l’abolizione di qualunque forma di schiavitù.
Un’utopia condivisa da tutti a parole, ma praticamente mai con i fatti.

Darth

 
Di Angie (del 20/07/2009 @ 05:00:00, in libri, linkato 1507 volte)
Titolo originale
Deadly Decisions
Autore
Kathy Reichs
Traduzione
A. E. Giagheddu
Editore
BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
Prima edizione
2001

Era un sabato pomeriggio e Tempe Breman antropologa forense, stava analizzando tessuti di corpi umani straziati, quando d’un tratto la porta della sala autopsia si aprì e vide giungere un altro cadavere.
Questa volta si tratta di una bambina dalla pelle ambrata e fulgidi riccioli neri, si chiamava Emily Anne… ed aveva solo 9 anni. Il foro di due proiettili sul suo piccolo corpo, ne indicavano la causa del suo prematuro decesso.
Altro lavoro non facile per Tempe e un altro caso di omicidio da risolvere per gli investigatori della Omicidi. Tempe con il suo lavoro era abituata a vedere il peggio del peggio tra obitori e sale d’autopsie, ma ciononostante, la morte di un bambino era un evento al quale lei era sempre stata colta impreparata. Di fronte a questo piccolo corpo trucidato, l’antropologa, con rabbia e determinatezza decide di collaborare con la squadra speciale investigatori, per incastrare i colpevoli di quel ignobile delitto.
Con il susseguirsi delle indagini, purtroppo viene ritrovato un altro scheletro appartenente ad una giovane donna. La situazione si farà sempre più intricata e misteriosa, dove suspance e azione non mancheranno di animare fino alla fine, la lettura di questo avvincente trhiller.
Resti umani” è il terzo romanzo di Kathy Reichs, un opera che ho trovato molto gradevole, nonostante il libro presenti dettagli scientifici e tecnici propri della professione forense di Tempe (professione che nella vita svolge la stessa autrice), sono dettagli che vengono comunque presentati in maniera semplice e comprensibili, che non annoiano assolutamente il lettore. Kathy Reichs è autrice di romanzi Medical-Trhiller, dove ha creato il suo personaggio letterario di maggior successo, Temperance Breman (detta Tempe), le cui caratteristiche ricordano proprio quelle della sua autrice, la quale è anch’egli un’antropologa, dove ha riflesso le sue conoscenze di campo antropologico, nella sua vita letteraria.
È una scrittrice che mi piace e della quale non mancherà l’occasione per leggere (come ho già fatto con “Ceneri”) sicuramente un altro dei suoi romanzi, dove ancora una volta vedranno come protagonista la dottoressa Breman, con una delle sue nuove avventure (la serie è al decimo capitolo).

Angie

 
Di Miryam (del 15/06/2009 @ 05:00:00, in libri, linkato 1710 volte)
Titolo originale
Angels & Demons
Autore
Dan Brown
Traduzione
Biavasco A. - Guani V.
Editore
Mondadori
Prima edizione
2004

Avendo ritenuto il “Codice da Vinci” un buon libro e soprattutto un genere a me interessante, mi sono avventurata nella lettura del precedente libro di Dan Brown, “Angeli e Demoni”, trovando quest’ultimo molto più avvincente già dalle sue prime pagine, rispetto al ben più noto Codice da Vinci.
Ci troviamo a Ginevra nel CERN, il rinomato laboratorio di fisica, dove lo scienziato, il dottor Leonardo Vetra assistito dalla figlia Vittoria, aveva fatto una nuova e grande scoperta che da lì a poco, avrebbe reso noto a tutto il mondo, ma prima che tale annuncio veniva divulgato, lo scienziato non solo veniva brutalmente ucciso, ma anche marchiato a fuoco con un misterioso ambigramma con su scritto: ILLUMINATI.
Per chi non lo sapesse, gli illuminati erano una setta di scienziati perseguitati dalla chiesa cattolica verso la metà del 1700, ed erano soliti marchiare a fuoco le loro vittime per poi esporle nelle strade di Roma.
Per fare luce su questa tragedia, il direttore del CERN, interpella Robert Langdom, lo specialista di iconologia, già conosciuto nel Codice da Vinci. Langdom, viene buttato giù dal letto in piena notte, in quanto residente a Boston e condotto con un aereo privato a Ginevra. Arrivato sul posto e raggiunto poi in un secondo momento dalla figlia di Vetra, si trova oltre che alla raccapricciante scena del delitto, a scoprire che una micidiale arma sperimentale era stata rubata.
Facendo un piccolo passo indietro, Leonardo Vetra era riuscito con l’aiuto della figlia, a ricreare il fenomeno del Big Bang, logicamente in maniera più ridotta, cioè aveva messo un minuscolo campione di antimateria in un piccolo cilindro di plastica funzionante a batterie, che dovevano essere ricaricate ogni sei ore, altrimenti sarebbe esploso. Una scoperta così micidiale, sarebbe stata una seria minaccia se fosse capitata nelle mani sbagliate.
Una telefonata avverte il direttore del CERN, che il pericoloso ordigno è stato sottratto e nascosto nella Città del Vaticano e che sarebbe esploso a mezzanotte in punto. Per sventare l’imminente catastrofe sia Langdom che Vittoria partono subito per Roma, città che era in fervore per i preparativi per eleggere il nuovo Papa, in quanto il precedente era morto da quindici giorni. Giunti nella capitale, vengono a conoscenza che i quattro cardinali preferiti in lista per l’elezione al Sommo Pontefice erano misteriosamente spariti e che sarebbero stati uccisi ad intervalli di un’ora l’uno dall’altro; inizia così una serrata caccia all’assassino, cercando di scoprire le sue future mosse attraverso gli scritti di Galilei e i monumenti di Roma costruiti dal Bernini, fino ad arrivare ai Quattro altari della Scienza dove si sarebbe compiuto il sacrificio dei Cardinali.
Come per Il codice da Vinci, anche qui in Angeli e Demoni, lo scrittore americano Dan Brown, si è messo in discussione con la Chiesa, suscitando però tanta curiosità ai milioni di lettori che come me amano questo genere di romanzi. Infatti il fascino e i misteri che esalano da questo libro sono molti, cosa custodisce il Vaticano nelle sue segrete stanze? Perché la Chiesa cerca di nascondere delle verità?
Forse per paura che si vengono a scoprire dei lati oscuri a noi ignoti e di conseguenza, non essere più credibili agli occhi dei fedeli? Il codice da Vinci ha sciolto qualche nostro dubbio, lasciando però delle perplessità, Angeli e Demoni, ha un contenuto per me più inquietante, mette in risalto lo strano rapporto che c’è tra religione e scienza, solo che mentre quest’ultima accetta con riserva anche le idee della Chiesa, la Chiesa ha sempre perseguitato chi ostacolava le sue teorie, tanto da condannare a morte scienziati che non le condividevano, anche se queste venivano scientificamente provate sulla carta.
Concludendo, non posso che consigliarvi (se ancora non lo avete fatto) l’acquisto di questo libro, vedrete che i vostri soldi saranno ben spesi, credetemi, basti pensare che le sue avvincenti 560 pagine, le ho divorato in meno di una settimana!

Miryam

 
Di Namor (del 12/06/2009 @ 05:00:00, in libri, linkato 1704 volte)
Titolo originale
Recoil
Autore
Andy McNab
Traduzione
I.Ragazzi S.Tettamanti
Editore
Longanesi
Prima edizione
2008

Dopo un missione andata non troppo bene, Nick Stone agente del SAS britannico si ritira in Svizzera per condurre una vita all’insegna della tranquillità, lontana dagli orrori e le atrocità della guerra. Tant’è vero, che sta pensando seriamente di stabilirvisi, per metter su famiglia con Silky, la figlia di un ricco ed egocentrico uomo d’affari, che non vede di buon occhio un’eventuale unione della donna con Nick. Ad interrompere i buoni propositi dell’ex agente, sarà l’improvvisa sparizione della ragazza.
Dopo aver effettuato le giuste ricerche Stone, scopre che la sua amata è partita con un convoglio umanitario alla volta del pericoloso Congo, ove in nome del dio denaro si combattono terribili e sanguinose battaglie, reclutando bambini come soldati, per spazzare via intere ed inermi popolazioni. Nick sa che non c’è tempo da perdere, dovrà recarsi sul posto ed imbracciare nuovamente il suo GPMG se vuole avere qualche speranza di rivedere viva Silky e riportarla casa.
Dopo averne terminato la lettura, sono andato in cerca di qualche commento in merito, su alcuni siti specializzati per libri, devo dire che il mio giudizio su quest’opera di Andy McNab, poco si allinea a quelli favorevoli da me riscontrati.. Ebbene si, ho finito di leggerlo senza alcuna voglia di terminarlo, se non per riporlo insieme a quelli già letti e iniziarne uno nuovo.
Di “Contraccolpo” non salvo quasi niente, leggendo la trama e immaginandone l’ambientazione, è difficile pensare che questo titolo non sia sufficientemente coinvolgente, eppure è così. Tengo a precisare che a me non piacciono i libri sdolcinati in stile “Harmony”, ma va anche detto che se il protagonista va a sfidare feroci guerriglieri nel loro paese, per trarre in salvo la sua ragazza, ci dev’essere una forte motivazione come l’amore, a guidarlo in questo nobile gesto. Invece niente, di questo forte amore nel libro non vi è quasi traccia.
Quello che non manca di certo è l’azione, anche se lo valutata negativamente, cosi come la sua traduzione in italiano, che ripete più volte la spiegazione di alcuni termini, durante lo svolgimento della trama.
Date retta a me, orientatevi su qualche altro titolo, in libreria c’è sicuramente di meglio!

Namor

 
Di Darth (del 03/06/2009 @ 05:00:00, in libri, linkato 2835 volte)
Titolo originale
Le serment des limbes
Autore
Jean-Christophe Grangé
Traduzione
Doriana Comerlati
Editore
Garzanti
Prima edizione
Maggio 2008

Luc Soubeyras, padre di famiglia e rispettato poliziotto, viene ripescato ancora vivo da un torrente con due blocchi di cemento legati alle caviglie e una medaglietta di San Michele in mano. E’ in coma e non può dare spiegazioni, ma per tutti è un ovvio tentativo di suicidio. Per tutti, ma non per Mathieu Durey, comandante della criminale di Parigi e miglior amico di Luc fin dai tempi del collegio. I due, allora quattordicenni, erano già dei ferventi cattolici, intenzionati ad entrare in seminario e donare la propria vita a Dio. Con gli anni, la propria fede non è mutata, ma anziché rinchiudersi in convento hanno deciso entrambi di servire il Signore combattendo il male… da li, a divenire entrambi dei poliziotti modello il passo è breve. Da questo preambolo, si spiega la sicurezza di Mathieu che il tentato suicidio sia stato creato ad arte, ma per scoprire chi sia l’artefice deve riesaminare i casi su cui lavorava Luc, e questo lo porterà molto più lontano di quanto potesse immaginarsi. Luc, infatti, stava seguendo una serie di omicidi rituali effettuati a vari anni di distanza, in posti lontanissimi: nel ’99 in Estonia, nel 2000 in Sicilia, e l’ultimo, nel 2002 in Francia. Ripercorrere le orme del suo amico metterà Mathieu più volte in pericolo di vita, trovandosi a che fare con una setta satanica di rara organizzazione: gli Asserviti… ma siamo certi che non vi sia sotto qualcosa di molto più potente sotto? Perché anche la Santa Sede si interessa alle scoperte di Mathieu? Perché Agostina Gedda, l’autrice dell’omicidio rituale siculo, era stata canonizzata poco prima di commettere l'efferato crimine?
Jean-Christophe Grangé, al suo sesto romanzo, si dimostra un vero maestro della suspense. Dopo gli splendidi “I fiumi di porpora” e “La linea nera”, riesce a scrivere un altro thriller mozzafiato che, nonostante sia lungo quasi 700 pagine, tiene sempre alta la tensione. Davvero superba la cura dei suoi protagonisti, Mathieu, soprattutto, viene caratterizzato con maniacale cura e scoperto poco a poco, fino a farlo conoscere intimamente dal lettore. La storia de “Il giuramento” si delinea sempre su vari fronti, in alcuni capitoli l'autore riesce a convincerti che dietro ci sia la mano di Satana, poi, seguendo le varie scoperte del protagonista, torni a credere ad un assassino in carne ed ossa, per poi alternare questa convinzione per tutto il romanzo!
A chi è appassionato di thriller dico, non fatevi scappare "Il giuramento", magari fatevelo regalare, come ho fatto io... da qui, d’obbligo i ringraziamenti a Namor e… casualmente, ne approfitto per portarvi a conoscenza che è appena uscito il nuovo romanzo di Grangé “Miserere”, e che presto sarà il mio compleanno… ; - )

Darth

 
Di Angie (del 04/05/2009 @ 05:00:00, in libri, linkato 2950 volte)
Titolo originale
 
Autore
Splinder Erica
Traduzione
Rossari M.
Editore
Harlequin Mondadori
Prima edizione
2003

Tutto accadde in una notte di pioggia: era Luglio e Rachel Howard, pastore di una chiesa di Key West in Florida scomparve nel nulla.
Sua sorella Lit, accorsa, dopo aver ascoltato un terrorizzato messaggio sulla segreteria telefonica, inspiegabilmente si ritrova a contrastare la versione della polizia, che frettolosamente vuole chiudere l’indagine catalogandola come una fuga del soggetto, dovuta ad un forte esaurimento nervoso. Ma la tenace sorella, non convinta dalla probabile causa fornitale dalla polizia sulla fuga del sacerdote, decide che sarà lei stessa munita del suo solo intuito, a far luce sulla misteriosa scomparsa del fratello. Le indagini per arrivare alla verità, la condurranno nel tempo a scoprire orribili fatti di sangue avvenuti in oscure circostanze, domandandosi se il tutto è collegato alla scomparsa di Rachel.
Il viaggio di Lit per arrivare alla verità, sarà un vero calvario di cui le stazioni si chiameranno violenza, degrado morale e dannazione.
Erica Spindler ama raccontare spesso che un raffreddore estivo, ha letteralmente cambiato la sua vita, tutto questo accadde grazie all’omaggio di un libro silhoutte, da parte di un commesso del supermercato ove si era recata per l’acquisto di fazzolettini. La Spindler durante la sua annoiata convalescenza dovuta ad una rinite, decise di leggere quel libro-silhoutte avuto in omaggio all’emporio, non ci crederete ma è proprio grazie alla sua affascinante ed appassionante lettura, che la Spindler intraprese la carriera di scrittrice, mettendo da parte quella della pittrice!
La scelta di questo libro, sembrerà strano ma è stato proprio il titolo “Collezionista di anime”, ad invogliarmi a comperarlo, e non per il suo autore, in quanto non conoscevo la scrittrice Erica Spindler. Vi posso assicurare che leggere il suo romanzo, è un vero piacere, questo grazie alla sua emozionante ed avvincente trama.
Vivamente consigliato per chi è appassionato di una lettura, dove si annidano la violenza, la corruzione e la menzogna, cioè le normali ed onnipresenti distorsioni, che purtroppo sono sempre più presenti, nella società odierna!
Solo colui che conosce le regole della paura e del coraggio può arrivare alla verità!

Angie

 
Di Miryam (del 20/04/2009 @ 05:00:00, in libri, linkato 1165 volte)
Titolo originale
Skumtimmen
Autore
Johan Theorin
Traduzione
Laura Cangemi
Editore
Mondadori
Prima edizione
2008

Svezia settembre 1972, precisamente nell’isola di Oland, un bambino di circa sei anni, Jens Davidsson, mentre stava trascorrendo una giornata nel giardino dei nonni materni, guardando incuriosito verso la siepe, pensò bene di scavalcarla per andare a scrutare quello che a lui, da solo, gli era sempre stato impedito fare, avventurarsi esplorando un nuovo mondo, fino ad ora a lui sconosciuto.
Sono passati vent’anni da quel giorno che Jens oltrepassò quella fatidica barriera verde che lo proteggeva dal mondo esterno, sia di lui e della probabile fine che abbia fatto non si è mai saputo più nulla.
Dopo anni di infruttuose ricerche, la popolazione dell’isola dà per scontato che il piccolo Jens sia annegato nelle acque circostanti, fino a quando sua mamma Julia, separata da tempo dal marito, riceve una telefonata da suo padre, il quale le comunica di aver ricevuto un pacco anonimo contenente un vecchio e consumato sandaletto appartenuto al nipote scomparso.
Juli, che non ha mai creduto alla morte del figlio, a questo punto forte dei nuovi eventi, parte per scoprire la verità sulla sua misteriosa sparizione. Giunta a destinazione, inizia con la collaborazione del padre un’indagine che, indizio dopo indizio, porterà i due a scoprire una strana ed inquietante storia risalente alla seconda guerra mondiale che ha come protagonista un certo Nils Kant, un uomo bizzarro e violento con un passato misterioso, dove viene ritenuto addirittura artefice di vari delitti, compresa la morte per annegamento del fratello minore.
La maggior parte delle persone pensa che la scomparsa di Jens, sia legata a quest’uomo, ma le date non corrispondono, in quanto Nils in quel periodo era già morto! Scoprire la verità su che fine abbia fatto il piccolo Jens non sarà affatto facile, ma quale sarà la verità che emergerà alla luce dei fatti?
L’autore del romanzo è Johan Theorin, uno scrittore e giornalista svedese che trascorre le sue vacanze estive nell’isola di Oland, ovvero il luogo dove ha preso spunto per scrivere questo trhiller, che è anche il suo primo libro.
Personalmente questo romanzo mi è piaciuto parecchio, è un trhiller che scorre bene, lo trovato molto avvincente e soprattutto ha il lodevole pregio di non avere un finale scontato, infatti tutte le mie probabili ipotesi che mi ero fatta sulla sua possibile conclusione, sono andate in fumo nelle ultime pagine!
L’ora delle tenebre” lo ritengo un ottimo libro, poichè le sue quattrocento pagine si leggono in modo assai piacevole e veloce.

Miryam

 
Di xanteferranti (del 23/03/2009 @ 05:00:00, in libri, linkato 3414 volte)
Titolo originale
Mario Ballocco
Curatore
Paolo Bolpagni
Editore
Silvana Editoriale
Prima edizione
2009

Mario Ballocco (Milano, 1913-2008) è stato un autentico protagonista dell’arte italiana del Novecento. Pittore astrattista di qualità sopraffina e grande rigore e coerenza, fornì un contributo fondamentale allo sviluppo del design e dello studio del colore e della percezione visiva nel nostro Paese. In lui si incontravano in maniera straordinaria le istanze dell’estetica e della scienza, della comunicazione e della didattica, della teoria e della tecnica.
Allievo di Aldo Carpi all’Accademia di Brera negli anni trenta, nel 1947 fu in Argentina, dove operò a contatto con Lucio Fontana. Al ritorno in patria, nel 1949 creò a Milano “AZ”, la prima importante rivista d’arte contemporanea nell’Italia del dopoguerra, che uscì fino al 1952 sempre sotto la sua direzione.
Nel novembre del 1950 Ballocco fondò e definì il programma del Gruppo Origine, cui aderirono anche Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi ed Ettore Colla; il sodalizio si sciolse nell’aprile del 1951.
Nel 1952 e 1953 organizzò alla Fiera di Milano la prima e la seconda “Mostra delle arti e dell’estetica industriale”, e nel 1958 la “Prima Mostra del Colore” al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”.
Dal 1957 al 1964 Ballocco diresse la pionieristica rivista “Colore. Estetica e logica”, attraverso la quale inaugurò un inedito sistema di analisi della questione percettiva che da lì in avanti avrebbe caratterizzato la sua attività di pittore e studioso. Quale strumento di coordinamento operativo per la soluzione di problemi visivi di interesse collettivo, elaborò la metodologia interdisciplinare da lui denominata “cromatologia”, che introdusse negli anni settanta all’Accademia di Brera e alla Carrara di Bergamo, e poi, dal 1988 al 1991, al Politecnico di Milano.
Vista l’importanza del personaggio, da tempo si soffriva l’assenza di un’ampia monografia dedicata all’opera multiforme di Mario Ballocco. Il libro curato da Paolo Bolpagni – pensato come omaggio al maestro in occasione del novantacinquesimo compleanno, e purtroppo venuto a configurarsi, a causa della sua recente scomparsa, quale tributo postumo – pone finalmente rimedio a questa mancanza. Fulcro della pubblicazione è il trattato sulla Cromatologia redatto dall’artista tra il 1988 e il 1992, qui riprodotto per la prima volta: si tratta di un prezioso documento che costituisce la summa dei suoi studi intorno a questa innovativa disciplina di studio e di ricerca. La stessa scelta delle circa cento riproduzioni di dipinti e disegni che compongono il catalogo è stata eseguita con l’intento di privilegiare la fase del lavoro creativo di Ballocco maggiormente improntata all’applicazione in ambito estetico dei principi, delle leggi, dei fenomeni ottici esplorati nella parallela attività d’indagine metodologica e applicativa. Pur senza trascurare, beninteso, le altre tappe fondamentali di una carriera pittorica lunga e straordinaria, dagli esperimenti neocubisti all’astrazione “espressiva e comunicativa” legata all’esperienza del Gruppo Origine.
Il volume, introdotto da un’ispirata testimonianza-omaggio di Narciso Silvestrini e dai saggi storico-interpretativi del curatore e di Maurizio Vitta, si chiude con una consistente serie di apparati, che includono una vasta antologia critica (con estratti di significativi scritti di Luigi Lambertini, Luciano Caramel, Umbro Apollonio, Giulio Carlo Argan, Maurizio Carlvesi, Angela Vettese e Lara Vinca Masini), un’accurata sezione bio-bibliografica e il regesto completo di “AZ” e di “Colore. Estetica e Logica”, le due importanti riviste fondate e dirette da Ballocco.

xanteferranti

 
Di xanteferranti (del 23/02/2009 @ 05:00:00, in libri, linkato 2843 volte)
Titolo originale
L’arte nell’“Avanti della Dome­ni­ca” 1903-1907
Autore
Paolo Bolpagni
Editore
Mazzotta
Prima edizione
2008

Come scrive Luciano Caramel nella prefazione, “molti, su molti registri, culturali, artistici ma anche sociali, ideologici e politici, sono i motivi di interesse e i meriti di questo libro”. Che ripercorre le vicende di uno dei settimanali illustrati più rilevanti del primo decennio del Novecento, l’“Avanti della Domenica”, uscito tra il gennaio del 1903 e il marzo del 1907 e nato come supplemento culturale del quotidiano del Partito socialista italiano.
Basta scorrere i nomi dei giornalisti e letterati come vi pubblicavano i loro articoli (Anna Franchi, Margherita Grassini Sarfatti, Giacinto Stiavelli, Tomaso Monicelli, Camille Mauclair, Guelfo Civinini, Giovanni Cena, Diego Angeli...) e degli artisti che realizzavano i disegni per le copertine (Libero Andreotti, Gabriele Galantara, Gino Severini, Umberto Boccioni, Mario Sironi, Leonardo Dudreville, Duilio Cambellotti, Domenico Baccarini, Augusto Majani...) per rendersi conto della qualità e importanza della rivista. Alla quale, incredibilmente, non era mai stato dedicato finora alcuno studio specifico, sicché l’autore può concludere che davvero essa sia “una delle più citate ma delle meno conosciute del periodo” (oltre che fra le più rare sul mercato antiquario).
Questo libro, quindi, colma una lacuna, riempie un vuoto, e ha il pregio di saper unire il fascino dell’apparato illustrativo all’estrema serietà dell’indagine storica. La cospicua messe di materiali iconografici e documentari inediti raccolti nel volume testimonia, già di per sé, il rigore e la vastità del lavoro preparatorio che l’ha preceduto, ma non esaurisce certo l’interesse dell’opera, che si sostanzia pure della sottile e profonda analisi critico-interpretativa che illumina i risultati dei lunghi e pazienti spogli in archivi e biblioteche.
Quindi, da una parte abbiamo il ricco corredo delle 86 illustrazioni a colori e 178 in bianco e nero, cioè le riproduzioni di tutte le copertine e delle più significative immagini comparse nelle pagine interne del settimanale nei suoi oltre quattro anni di esistenza, ovvero nei 216 numeri pubblicati dal 1903 al 1907. Dall’altra, il minuzioso regesto suddiviso per annate, che prende in considerazione ogni elemento abbia a che fare con l’arte, oltre che con le vicende editoriali e tecnico-gestionali della rivista: avvisi, articoli critici, storici e informativi, recensioni di mostre, disegni, incisioni, fotografie... E inoltre il prezioso indice degli artisti, che consiste in un accurato elenco di tutti gli autori (con i relativi dati anagrafici e bibliografici) di cui apparvero sul periodico tavole originali o riproduzioni di opere.
L’aspetto documentario, insomma, occupa una parte fondamentale del libro, ma è accompagnato da un acuto studio storico-critico intorno all’“Avanti della Domenica” e al suo contesto ideale, poetico e artistico: i due capitoli iniziali, di inquadramento generale, introducono brevemente e per sommi capi l’argomento, trattando, nell’ordine, delle origini e sviluppi della stampa periodica illustrata italiana negli ultimi decenni dell’Ottocento, e della nascita e prima fase d’attività dell’“Avanti!”, il quotidiano da cui sarebbe scaturito l’inserto culturale che è oggetto specifico del volume. Il capitolo terzo, appunto, ripercorre dettagliatamente, nella sua totalità, la complessa e travagliata storia editoriale della rivista: dalla fondazione a Firenze sotto la guida di Alfredo Angiolini all’avvento alla direzione di Vittorio Piva e Savino Varazzani (che coincide con il trasferimento di sede a Roma), fino alla drammatica chiusura del settimanale. Mentre il quarto capitolo considera particolareggiatamente, dal punto di vista iconografico e stilistico, l’evoluzione dell’apparato illustrativo dell’“Avanti della Domenica” nell’arco dei suoi oltre quattro anni di vita, e analizza gli orientamenti, le posizioni e predilezioni in materia d’arte ricavabili dall’esame degli innumerevoli articoli di taglio storico, critico e informativo dedicati alla pittura, alla grafica, alla scultura e all’architettura tra il 1903 e il 1907.

xanteferranti

 
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