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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Namor (del 05/12/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 1566 volte)
Titolo originale
L'assalto
Autore
Renato di Lorenzo
Editore
Mondadori
Prima edizione
2003

           “Un genio della finanza in una Napoli sorniona. Una avventura pericolosa.”

Con questa accattivante prefazione e una copertina molto bella ed azzeccata (visto che la storia si svolge a Napoli), mi sono lasciato convincere ad acquistare “L’assalto”, romanzo di esordio dell’ingegner Renato di Lorenzo, stimato autore, tra l’altro, di varie opere riguardante il mercato finanziario.
Due colpi di pistola a scopo intimidatorio, vengono esplosi verso l’incredulo Samuel Monk, un tranquillo impiegato Americano che opera all’interno del consolato USA di Napoli. Dopo un’attenta analisi sulle possibili cause di tale gesto e non riuscendo a trovare un valido motivo e un’altrettanto valido autore, cercando mentalmente nella sfera delle sue conoscenza, chi, possa avercela con lui, Monk, archivia frettolosamente l’accaduto come un’ insolito incidente. Ma si accorgerà ben presto, che non si é trattato affatto di un inconsueto episodio, poiché i proiettili esplosi erano indirizzati proprio a lui. Grazie al prezioso apporto della sua collega Marion e di Ben (un programmatore della NASA), riuscirà a scoprire un’incredibile ed inaspettata verità, che va oltre alle loro più assurde teorie.
Una scrittura claudicante e la scarsa omogeneità dei tanti spunti narrativi inseriti nella trama dall’autore, non giova di certo all’opera, anzi a dirla tutta tale abbondanza la danneggia, e non poco, poiché più di una volta per raccapezzarmi ho dovuto rileggere le pagine precedenti, e non sempre, son riuscito a trovare la giusta collocazione degli avvenimenti svolti durante la storia.
Altra pecca di quest’opera è sicuramente il finale, secondo me per i molti personaggi inclusi nella trama, l’ho trovato eccessivamente sbrigativo, non appagando il lettore, anzi chiudendo il libro dopo averne terminato la lettura, si rimane abbastanza perplessi su questo ennesimo scivolone dell’autore.

Namor

 
Di Namor (del 24/10/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 2819 volte)
Titolo originale
See Jane die
Autore
Erica Spindler
Traduzione
Marina Boagno
Editore
Harlequin Mondadori
Prima edizione
2005

La giovane Jane dopo aver marinato la scuola per andare al lago insieme alla sorella maggiore ed alcuni amici, viene sfidata a fare una nuotata nelle sue gelide acque. Accettata la sfida e vinta, Jane si ritrova a largo vicino alla boa che segna il confine fra i bagnanti e le imbarcazioni, improvvisamente appare un motoscafo che incurante del suo sbracciare la investe in pieno sfigurandole il viso e portandola ad un passo dalla morte. Grazie ad una lunga e dolorosa serie di interventi di chirurgia ricostruttiva, Jane, adesso, è una bellissima e valente artista, felicemente sposata con Ian affermato chirurgo plastico. Per sedici anni tutto sembra andare per il meglio nella vita di Jane, fino a quando il marito viene ritenuto colpevole di una serie di omicidi. E toccherà proprio alla sorella maggiore Stacy, che nel frattempo é diventata detective, indagare sul caso. Nel corso delle indagini emergono prove schiaccianti nei confronti di Ian, tutto fa supporre che sia proprio lui il vero colpevole, se non fosse che all’improvviso il misterioso uomo alla guida del motoscafo pirata riemerge dal passato minacciando nuovamente l’incolumità di Jane, aprendo così nuovi ed inaspettati scenari sull’inchiesta in corso.
Quello che rende apprezzabile “Jane deve morire”, è sicuramente la costruzione della storia, basata su bugie e antichi rancori dei loro protagonisti. Grazie a questo continuo intreccio di incomprensioni il lettore scorrendo le pagine del libro, non ha modo di soffermarsi su un solo ed unico indiziato, ognuno dei personaggi ha le sue buone o cattive motivazioni per essere il presunto assassino. Un trhiller godibile, dove si nota la scrittura marcatamente femminile della sua autrice Erica Spindler, considerato che all’interno dell’opera, per la gioia delle lettrici, non manca la classica e sofferta parentesi d’amore.
A me non è dispiaciuto il risultato finale, se avete modo di averlo tra le mani dategli un’occhiata potrebbe piacere anche a voi.

Namor

 
Di Louise-Elle (del 11/10/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 4087 volte)
Titolo originale
Ines del alma mia
Autore
Isabel Allende
Traduzione
Liverani Elena
Editore
Feltrinelli
Prima edizione
2006

Donne che raccontano altre donne. Questa volta Isabel Allende a differenza delle numerose protagoniste di fantasia dei suoi precedenti romanzi, narra le vicende di una figura storica femminile realmente esistita: Inés Suarez. L’autrice scrive questo libro in prima persona, calandosi nel personaggio di Inés anziana che affida le sue memorie a carta e calamaio per lasciarle in custodia a sua figlia adottiva Isabel e alla storia.
La bravura della scrittrice è davvero encomiabile in questo libro. Lei stessa afferma di aver impiegato quattro anni di avide letture di libri di storia, di leggende e di articoli per documentarsi e per elaborarne la narrazione leggermente romanzata. Le avventure, gli amori, le conquiste, le azioni di guerra, le perplessità, i pensieri, la disperazione di Inés, donna guerriera, ma anche molto femminile e sensuale, sono abilmente narrate in queste pagine e la fantasia del lettore può facilmente immaginarne l’ambientazione. La minuziosa descrizione e la semplicità dell’esposizione delle eroiche battaglie, delle lotte di potere, dei personaggi e dell’ambiente, appaiono agli occhi di chi legge quasi reali che sembra di assistere alla proiezione di un film.
Ines è di umili origini e nasce all’inizio del Cinquecento in Spagna in un piccolo paese dell’Estremadura.
E’ una donna forte, intraprendente e ribelle alla condizione femminile di allora che destinava la donna all’autorità del maschio e del Clero. Inés sposa giovanissima Juan de Malaga, un perfetto amante che la istruisce facendole conoscere le gioie del sesso e che presto l’abbandona per cercare fortuna nel Nuovo Mondo.
In cerca del marito s’imbarca per il Perù dove, dopo molte peripezie, incontra l’uomo di cui si innamora perdutamente Pedro de Valdivia, un seducente avventuriero spagnolo (un’ hidalgo) fuggito da un matrimonio frustrante e inappagante. Felicemente ricambiata parte con lui alla conquista del Cile. Insieme, con l’ausilio di un piccolissimo esercito e di indios peruviani, dopo aver superato molti ostacoli, foreste, deserti, le avversità di una terra sconosciuta ed inospitale, le ostilità e le battaglie contro le popolazioni indigene, la siccità, la carestia, fondano la città di Santiago. Inés è una donna moderna ed equilibrata che riconosce i pregi e i difetti, le ragioni e i torti della Spagna e degli Indios del Nuovo Mondo. Diventa Governatrice di Santiago al fianco di Pedro e si occupa dello sviluppo della città; la difende combattendo attivamente contro gli attacchi cruenti e feroci delle popolazioni native incattivite dal potere dei conquistadores spagnoli che uccidono, conquistano, violentano, schiavizzano, seviziano, torturano, derubano per sottometterli al potere della Corona spagnola e al loro Dio.
Inés trasmette i suoi ricordi più intimi di amante passionale ed esperta alla figlia Isabel. Consigli preziosi, necessari e fondamentali per un’intesa in una relazione amorosa che sfidano e condannano le imposizioni e le ristrettezze sull’argomento imposte dall’etica e dalla religione dell’epoca.
In seguito a giochi di potere e politici Pedro l’abbandonerà. Dopo un periodo di disperazione per l’incomprensibile perdita del suo amato ritroverà nuova felicità ed affetto a fianco di Rodrigo de Quiroga. Nonostante la separazione Inés, tramite altre persone, è informata delle vicissitudini di Pedro De Valdivia in qualità di Governatore, di militare e di uomo, percependolo ed immaginandolo, sia pur a distanza, anche nei momenti più tristi e tragici, a testimonianza dell’ amore profondo che li univa.
Quando inizio a leggere un libro, leggo la prima frase del primo capitolo e l’ultima frase dell’ultimo capitolo. E’un vizietto che solitamente è di buon auspicio per una piacevole lettura. Questa volta vi rendo partecipi di questa mia abitudine riproponendo solo la prima frase: “Sono Ines Suarez, suddita della leale città di Santiago della Nuova Estremadura, Regno del Cile, anno 1580 di Nostro Signore.”, non svelandovi l’ultima poiché significherebbe svelarvi in parte il finale. Concludo regalandovi un mio pensiero: vi auguro che la persona che amate si rivolga a voi teneramente e romanticamente come Pedro si rivolgeva a Inés definendola sempre e comunque: “Ines dell’anima mia”.
Buona lettura, anzi no, buona visione, poiché quando terminerete di leggere questo libro, vi sembrerà come leggere sullo schermo di una sala cinematografica al termine della proiezione di un film, la parola FINE.

Louise-Elle

 
Di Namor (del 02/10/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 1984 volte)
Titolo originale
The Last Assasin
Autore
Barry Eisler
Traduzione
Gianni Pannofino
Editore
Garzanti
Prima edizione
2008

A volte, la distanza tra il desiderio di lasciarsi tutto alle spalle e la certezza che ciò si relizzi e irraggiungibile, soprattutto se la professione di chi ambisce a questo forte desiderio, è quella di uno dei più bravi e letali killer esistenti al mondo. E questo, John Rain il professionista in questione, lo sa bene, o meglio lo sapeva fino a quel fatidico momento in cui scoprì di essere padre. Una presunta verità che metterà in forte discussione il suo futuro e alimenterà l’incertezza sul proseguo della sua vita, ormai mutata per sempre. Dopo aver rintracciato la sua ex fidanzata Midori e accertata la sua paternità, in Rain si fa largo un forte sentimento paterno che lo invoglierà ad abbandonare la sua pericolosa professione, per dedicarsi anima e corpo al piccolo nascituro. Ma ad ostacolare le sue nobili intenzioni, c’é una lunga lista di nemici che lo vogliono morto, in primis il potente capo della Yakuza, Yamaoto, il quale per riuscire nel suo intento, ha addirittura stretto un patto di alleanza con le pericolosi Triadi Cinesi. Ma un altro nemico, si cela nell’anima di John, un rivale duro da sconfiggere e di gran lunga il più arduo di tutti da abbattere, poiché non si tratta di un nemico fisico, ma del risentimento mai sopito di Midori verso di lui, verso quell’uomo che è il padre di suo figlio, verso quell’uomo con cui ebbe un tormentato rapporto di amore ed odio, verso quell’uomo che un giorno .... uccise suo padre!
Barry Eisler l’autore del romanzo “La Furia del Samurai”, è un avvocato esperto sia di arti marziali che di cultura Giapponese, nel suo curriculum vengono evidenziati anche tre anni di servizio nella CIA. La sua esperienza lavorativa nell’agenzia e la sua totale passione per il sol levante, fanno da solidi cardini per la trama e le ambientazioni di questa avvincente avventura.
Premetto che il libro non è certo un capolavoro, ma non opterei neanche per il contrario, mi ha fatto comunque piacere leggerlo, quindi non posso fare altro che consigliarvelo, ed augurarvi una buona lettura.
Quest’opera mi è stata regalata da una persona, che voglio pubblicamente ringraziare, non solo per l’omaggio gradito, ma anche è soprattutto, per il suo fondamentale e paziente apporto alle mie modeste recensioni.

La mia compagna di vita Simona…

Namor

 
Di smarty (del 23/09/2008 @ 05:00:01, in Libri, linkato 3447 volte)
Titolo originale
L'élégance du hérisson
Autore
Barbery Muriel
Prima edizione
2007

Il “caso” letterario dell’anno così hanno definito il nuovo libro della scrittrice francese Barbery Muriel. In effetti in Francia ha venduto 600.000 copie occupando la prima posizione per molte settimane, ma anche in Italia si è difesa bene. Come sempre mi lascio attrarre da copertina e titolo e comincio a leggere il secondo capitolo che introduce la figura di Renée Michel, una delle protagoniste del libro: "Mi chiamo Renée. Ho cinquantaquattro anni. Da ventisette sono la portinaia al numero 7 di rue de Grenelle, un bel palazzo privato con cortile e giardino interni, suddiviso in otto appartamenti di gran lusso, tutti abitati, tutti enormi. Sono vedova, bassa, brutta, grassottella, ho i calli ai piedi e, se penso a certe mattine autolesionistiche, l'alito di un mammut. Non ho studiato, sono sempre stata povera, discreta e insignificante". Incuriosita dallo stile decido di acquistarlo e continuo la lettura per scoprire l’altra protagonista, Paloma Josse che si racconta nel suo diario, figlia di un ministro ottuso, dodicenne dotata di un’intelligenza eccezionale, che stanca di vivere ha deciso di suicidarsi il giorno del suo tredicesimo compleanno, ma fino ad allora continuerà a fingere di essere una ragazzina mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come tutte le altre. I due personaggi si raccontano e si conoscono pagina dopo pagina, diverse e allo stesso tempo così uguali, entrambe si nascondono al mondo, e si incontreranno solo grazie all’arrivo di monsieur Ozu, un ricco giapponese che le smaschererà aiutandole ad uscire dal loro riccio e a mostrare tutta la loro eleganza e bellezza. La trama si snoda tra digressioni filosofiche (l’autrice insegna filosofia in Francia) , a volte un po’ noiose, ma da approfondire, incalza dalla metà del libro in poi fino alla conclusione, non banale ma ingiusta, che lascia però aperte delle porte. Piacevole l’ironia pungente che non risparmia l’ipocrisia. Mi ricorda molto la tragedia greca dove si piange e si ride ma qua e là si ritrovano anche riflessioni profonde. Il testo, che di per sé ha una narrazione molto filmica, è già pronto per una sceneggiatura che non sarà facile, a mio avviso, redigere ed adattare. Una curiosità letta su internet: al numero 7 di rue de Grenelle a Parigi non ci sono condomini ma una boutique di Prada!

Smarty

 
Di Sansimone (del 19/09/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 1680 volte)
Titolo originale
Il mio nome è Herbert Fanucci
Autore
Davide van de Sfroos
Prima edizione
 

Di Davide Van De Sfroos conoscevo già la bravura come cantautore ma, quando in libreria ho visto un suo romanzo mi sono subito incuriosito di vedere come se la cavava come scrittore.
Definire “ il mio nome è Herbert Fanucci” non è molto semplice, primo perché è un libro che parla di diverse cose legate al protagonista, l’emigrante che ritorna per cercare se stesso, la storia d’amore che lo riguarda, i tentativi di riscatto dei giovani del suo paese.
Il tutto è più comprensibile conoscendo un po’ la storia del libro.
Herbert Fanucci fa ritorno a casa sul lago di Como dopo una lunga assenza avvolto in un alone di mistero su quello che ha fatto negli anni in cui è stato via e su come sia entrato nel mondo patinato delle rockstar. Lui sulle rive del lago cerca invece di dimenticare quello che ha fatto soprattutto dimenticare quello che ha visto la sua identità segreta. In mezzo a questo compare una ragazza misteriosa figlia del proprietario della villa della luna storta e a fare da contorno a tutto i preparativi per la grande festa di fine estate voluta dai giovani del paese. Questo è il contesto in cui si srotola la storia di Vittorio Cadenazzi alias Herbert Fanucci e che porta in se i problemi dell’emigrante, che quando torna alla sua terra dopo anni la ritrova cambiata ma in un certo modo sempre uguale ed è per questo che ritorna perché è l’unico posto al mondo dove può ritrovare se stesso, grazie anche all’amore inaspettato. Amore che nasce tra due persone che si sentono alienate, perché hanno visto l’inferno coi loro occhi, ma hanno ancora la speranza di riuscire a vivere. Speranza che hanno anche i ragazzi del paese che per una volta cercano di realizzare il sogno di un loro concerto rock sulle rive del loro lago.
Tutti questi argomenti si concatenano tra di loro in questo libro in maniera armoniosa senza bruschi passaggi il che rende la lettura piacevole e morbida soprattutto se la si accompagna dall’ascolto della colonna sonora racchiusa nel libro perche questo è anche un libro musicale.
Un libro molto ben riuscito, che regala emozioni con anche alcuni buoni momenti di divertimento, accompagnati da una buonissima musica e una domanda “perché Phil Collins deve un divano a Herbert Fanucci?”

SanSimone

 
Di Namor (del 18/09/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 2715 volte)
Titolo originale
Pompeii
Autore
Robert Harris
Traduzione
Renato Pera
Editore
Mondadori
Prima edizione
2003

L’ingegnere Marco Attilio, in qualità di responsabile dell’imponente Aqua Augusta a Roma, viene mandato con la massima urgenza in Campania, per risolvere un problema alle condutture idriche che stanno lasciando intere città senz’acqua. Giunto sul posto l’Aquarius Attilio, scopre che oltre al problema della siccità dovuta ad una falla nel sistema idrico, nell’acqua c’è una forte presenza di zolfo. A che cosa sarà dovuta l’isolita mescolanza? Con il passare del tempo il mistero si infittisce sempre più, facendo emergere nuovi scenari, come la misteriosa scomparsa del suo predecessore Esomnio e l’implicazione in loschi affari delle più alte cariche Pompeiane, in combutta con il potente Ampliato, un ex schiavo ora divenuto l’uomo più ricco e autorevole della città.
Ma ad ostacolare il suo, non certo facile compito, saranno presenti gli ambigui traffici di gente senza scrupoli e assetati di potere, ma non solo ci sarà un altro nemico ancora più pericoloso e devastante, pronto a scatenare la sua ira e deciso a travolgere intere città cambiandone per sempre il corso della storia. Questo immortale nemico, viene chiamato con il nome di “Vesuvio” !
Robert Harris è l’autore di “POMPEI 79 d.c. Venti ore alla catastrofe”, romanzo ambientato e circoscritto nei due giorni che precedettero la terrificante eruzione del Vesuvio nel 79 d.c.
In tutta sincerità dopo avere letto il più meritevole “Imperium”mi aspettavo ben altra cosa, per carità, l’opera si presenta bene sia nella scrittura che nei suoi riferimenti storici, ma manca il mordente, quel vigore che innalzi la storia. Secondo me, l’autore, man mano che la trama si evolveva, avrebbe dovuto tralasciare la parte tecnica dedicata all’acquedotto, ed elevare il personaggio di Attilio, che risulta troppo soft, un contesto più avventuroso e meno idrico, sono certo che avrebbe giovato non poco al romanzo. Non a caso la parte migliore del libro si presenta con l’inizio dell’eruzione del vulcano, e per arrivare a tale evento bisogna avere letto ben 192 pagine su 292, un po’ troppe non vi pare?

Namor

 
Di slovo (del 19/07/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 2016 volte)
Titolo originale
Anime University
Autore
Rikao Yanagita
Traduzione
Rebecca Suter
Editore
Kappa Edizioni
Prima edizione
2006

Il libro scritto dal professor Yanagita è un bel nodo da sciogliere. Rivolto principalmente a chi abbia un passato di contemplazione degli anime giapponesi (in particolare le glorie anni 70-80) – tanto per aver cognizione dei temi trattati - arriverà probabilisticamente a chi di questi cartoni era appassionato.
E qui cominciano i problemi: il cultore sarà morbosamente incuriosito da ciò che si preannuncia come una rigorosa analisi della ‘scienza’ che stava dietro a robottoni e serie fantascientifiche ma potrebbe aver già letto qualche testo analogo (che so… “la fisica di Star Trek” di Lawrence M. Krauss o “la fisica dei supereroi” di James Kakalios) e intuire a quale massacro sta andando incontro.
Può sembrare una cosa da niente ma apprendere che i pugni a razzo di Mazinga sarebbero efficaci solo se azionati ‘a molla’ o che la Zantetsuken di Goemon dovrebbe essere lunga sei chilometri per riuscire ad affettare un’ automobile è un cruccio non da poco, non che ci credessi però insomma...
Un avvertenza quindi a chi si accinge a leggere “Anime University”: come tutti i cacciatori di bloopers il signor Rikao rischia di rivelarsi un clamoroso guastafeste, la sua competenza scientifica è innegabile e affronta gli argomenti con dovizia e rigore, perfino troppo – puntiglioso saccente ammazzasogni….
Mi ricompongo. Questa dovrebbe essere una recensione e tutto questo coinvolgimento è fuori luogo.
Propulsione, armamenti, viaggi spaziali, sistemi di volo, tecniche di combattimento: vediamo argomentata la pseudoscienza di Mazinga Z, Getter Robot, Combattler, Gundam, Vultus 5, Ultraman, Astroboy, Gatchaman, la corazzata spaziale Yamato, Galaxy Express 999 e molti altri… non viene ‘risparmiata’ neppure l’altalena della sigla di Heidi.
Ma se il libro (come altri dello stesso genere) è del tutto inconsistente dal un punto di vista della critica agli anime in questione, il cui valore prescinde largamente dal loro fondamento scientifico (ci mancherebbe) diventa invece un interessante mezzo di divulgazione scientifica e, va detto, una lettura davvero spassosa.
Al di là dei peccati di lesa maestà di cui si macchia, convengo fosse l’intenzione dell’autore.

slovo

 
Di Namor (del 17/07/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 3495 volte)
Titolo originale
La chiave Gaudì
Autore
Martín Esteban; Carranza Andreu
Traduzione
Brovelli C.
Editore
Sperling & Kupfer
Prima edizione
2007

La storia ha inizio nel 1926, con la morte del grande architetto catalano Antoni Gaudì.
Testimone di quel tragico evento è Juan un ragazzino allievo dello stesso Gaudì, che allevò e visse con lui fino al suo sospetto decesso. Ottant’anni dopo Juan confessa a sua nipote Maria, un segreto millenario tramandatogli dallo stesso Gaudì. Una profezia che dovrà avverarsi in quel preciso momento, sarà il compito che dovrà portare a termine Maria, poiché egli oltre ad essere la prescelta inconsapevole é l’unica tenutaria del gran segreto per arrivare alla santa reliquia che Cristo fece tramandare fino ai giorni nostri. Il completamento di tale rituale sarà fondamentale per fare in modo che il bene trionfi sul male.
Protagonisti di questa secolare battaglia, l’ordine dei 7 Cavalieri Moria incaricati di custodire il sommo segreto da una parte, e la setta degli Uomini mensola devoti al regno del male, dall’altra! Indovinelli, trabocchetti e segreti da decifrare in una cruenta corsa contro il tempo tra i capolavori del grande genio del maestro Gaudì, che fanno da sfondo a questo discreto romanzo che ha come unica colpa, quella di aver attinto in maniera troppo palese dal “Codice da Vinci”.
Peccato, perché la storia non è male, se poi si ha la fortuna, come il sottoscritto, di aver visitato Barcellona, di certo non farà fatica ad immedesimarsi in quei luoghi ben descritti dagli autori E.Martìn e A.Carranza, che reputo assolutamente magici.
Ripeto, se ci fossero meno similitudine col libro di Dan Brown, il mio giudizio sarebbe stato sicuramente superiore a quello espresso!
Ringrazio Darth, uno dei miei compagni di viaggio a Barcellona, città peraltro bellissima, che gli diede sicuramente l’ottimo spunto per regalarmi nel periodo natalizio “La chiave Gaudì”.

Namor

 
Di Sansimone (del 20/06/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 3654 volte)
Titolo originale
Storia di Tonle -L'anno della vittoria
Autore
Mario Rigoni Stern
Prima edizione
1978

La storia di Tonle Bintam racconta la vita di un uomo a cavallo dei 900, Bintam è un contrabbandiere, un pastore, un contadino dell’altopiano di Asiago, ma prima di tutto è un uomo con un forte senso della casa e della propria famiglia.
Mario Rigoni Stern inizia a raccontare le vicende di Tonle da, quando viene colto in fallo dalla guardia di finanza ed è costretto a fuggire oltre confine, all’estero trova lavoro ma, prima dell’inizio dell’inverno fa segretamente ritorno a casa per passare il natale con i suoi famigliari. Seguirà questa migrazione stagionale per diversi anni fino a, quando per un indulto nazionale i suoi problemi con la giustizia non saranno cancellati. Da quel momento si trasforma in un contadino e un pastore deciso a non andarsene più da casa neanche a causa della guerra mondiale.
“L’anno della vittoria “ racconta le vicende di una famiglia sfollata nell’autunno del 1918, le difficoltà incontrate una volta lasciata la propria casa e quelle vissute per farvi ritorno; naturale prosecuzione di “Storia di Tonle” in questa versione edita da Einaudi sono state allegate insieme.
Come in molte sue opere, anche qui, Stern trae spunto dalla sua terra, che siano storie autobiografiche o non, racconta spaccati di vita quotidiana di personaggi apparentemente semplici. Semplici non sono per niente però, perché nella loro semplicità celano il segreto di un mondo montano che ormai sta lentamente scomparendo come sta scomparendo la natura cosi ben descritta in tutti i suoi libri.
Forse è questo il segreto del successo di Rigoni Stern, riuscire a trasportarci in un mondo diverso da quello in cui viviamo, fatto di principi e di rispetto per le persone e le cose che ci circondano, per una natura che ci ha datto la vita e che solo ascoltandola possiamo continuare a vivere.
Un personaggio pubblico che ha lavorato diverse volte con Stern, in occasione della morte avvenuta lunedì scorso chiudeva l' articolo in sua memoria con queste parole: Se possiamo imparare qualcosa da tutto questo, facciamolo durare.


SanSimone

 
Di Namor (del 12/06/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 1595 volte)
Titolo originale
Blaze
Autore
Stephen King - Richard Bachman
Traduzione
Dobner T.
Editore
Sperling & Kupfe
Prima edizione
2007

Dopo il risveglio dal coma, dovuto alle continue percosse del padre alcolizzato, il giovane Clayton Blaisdell Jr. alias Blaze viene, dopo la decisione del Giudice di togliere al padre la patria potestà, rinchiuso alla Hetton House, un orfanotrofio-scuola per bambini con gravissimi problemi famigliari. Al suo completo sviluppo vissuto tra innumerevoli problemi ambientali, Blaze diventa un gigante d’uomo alto quasi due metri con un cervello da bambino per le botte ricevute in passato, che vive di piccoli espedienti. A manipolarlo per questi biechi scopi è il suo socio George, ed è sempre lui che lo guida come una sorte di grillo parlante, nella realizzazione dell’incauto piano per il rapimento di un neonato di nobile famiglia, ed alla conseguente richiesta di riscatto. A rendere anomalo quello che sembrerebbe normale routine per due miserabili balordi in cerca di facili guadagni, è la continua ed onnipresente voce di George, che imperterrita si prodiga nel dare consigli a Blaze per la riuscita del colpo, nonostante il suo decesso sia avvenuto tre mesi or sono!
Stephen King dopo 38 anni riesuma da uno dei suoi cassetti, un romanzo scritto in gioventù e mai pubblicato. In tutta sincerità, sta fatica di sistemarlo per poi pubblicarlo, se la poteva tranquillamente risparmiare, se lo avesse lasciato dov’era ci avrebbe fatto risparmiare tempo e denaro.
Blaze”, non porta nessun beneficio se non economico al prestigioso curriculum letterario di King, personalmente trovo che un autore con un passato di enorme successo come il suo, operazioni del genere potrebbe evitarle, vista la qualità scadente e banale di questa opera. Racconti simili è ad un prezzo minore se ne trovano a centinaia sugli scaffali delle librerie di terzo ordine, non c’è nessun bisogno che si metta anche lui a proporceli, anche perché, se l’inchiappettata la prendi da uno scrittore sconosciuto ci può stare, è un rischio che il lettore mette in preventivo, ma da lui no, non mi sta bene, pagare 18,50 euro per un libro del genere, scritto da “uno” come lui, fa veramente rabbia!

Namor

 
Di Sansimone (del 06/06/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 1565 volte)
Titolo originale
R.Aufheben un torquemada in Albenga
Autore
Mario Cennamo
Editore
Fratelli Frilli
Prima edizione
2004

Genova, anno di grazia 1539, Lionello Villani prevosto alla Commenda di Pre sotto processo per fornicazione con una giovane ebrea, è inviato dal suo superiore cardinal Cibo, ad indagare su degli oscuri omicidi avvenuti nella diocesi d’Albenga. Il presunto omicida, tale Aufheben, è un servitore dello stesso cardinale che impazzito ha annunciato i vari omicidi tramite missive a sua Eccellenza, epistole traboccanti di fanatismo religioso nei confronti di presunte eretiche e giudei.
Arrivato ad Alberga Villani prende le sembianze del dottor Cosma Raggi per non dare sospetti alla gente del luogo, quando pensa d’essere vicino alla soluzione del caso si accorge di essere stato incastrato e solo grazie ad un improvviso e inaspettato attacco dei Saraceni alla città riesce a fuggire alla cattura.
Lo ritroviamo a Bologna due anni dopo ancora sotto mentite spoglie, si fa chiamare Soligo Tolomei di professione libraio, qui rincontra, apparentemente in maniera casuale, la giovane ebrea origine di tutti i suoi mali, posta sotto processo per eresia. Il rimorso di non aver fatto niente per salvarla dal giudizio della chiesa per la seconda volta lo spinge ad abbandonare la bottega di libraio e ad abbandonarsi al vino. Proprio in un’osteria incontra una persona conosciuta ad Albenga e finalmente riesce a venire a capo del perché della sua infausta vita e chiaramente dell’indagine cominciata nella città ingaunea.
Questo giallo, appartenente alla serie Liguria in giallo, solo apparentemente appartiene al filone giallistico, oltre alla storia che tiene fino alla fine il lettore all’oscuro di come realmente stanno le cose e chi è il colpevole, ha un doppio fondo.
La parte nascosta nel libro è la cronaca di vita della gente comune in quegli anni oscuri; il libro è pieno di citazioni storiche e incroci di personaggi realmente esistiti, con esaurienti note storiche. In fondo l’autore del libro, Mario Cennamo, prima di questo aveva scritto solo saggi di carattere storico.
Forse è proprio questo il motivo della buona riuscita del libro, il lettore si perde nella rivisitazione accurata del periodo storico e perde di vista i vari personaggi che si susseguono.

SanSimone

 
Di Sansimone (del 23/05/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 1355 volte)
Titolo originale
Dude, wher's my country
Autore
Michael Moore
Traduzione
Katia Bgnoli, Valentina Guani,Silvia Rote Sperti,Elisabetta Humouda
Prima edizione
2003

Incredibile! Questo libro è stato scritto nel 2003, ma sembra perfetto per il 2008.
Michael Moore, infatti, aveva pubblicato questo volume per mobilitare la popolazione americana in vista delle presidenziali del 2004 nell’intento di non far ottenere il secondo mandato a G. W. Bush, purtroppo non riuscì nello scopo e come sono andate le cose lo sappiamo tutti.
La cosa sorprendente è che trascorsi cinque anni la situazione americana non è cambiata di una virgola, anzi è peggiorata come aveva previsto Moore, l’economia USA è in recessione, le guerre preventive volute dal presidente texano ricordano sempre più il Vietnam e la forbice sociale è aumentata ancor di più.
Attraverso 11 capitoli, Moore scrive una guida dei motivi per non votare più Bush partendo da sette domande che vorrebbe rivolgere al presidente, chiaramente le risposte ufficiali non sono mai arrivate, ci sono quelle con relativa documentazione dell’autore.
Nei capitoli successivi spiega i motivi dell’avversione alla politica repubblicana e le palle raccontate dai mass media statunitensi per giustificarla agli occhi degli americani. Negli ultimi capitoli spiega come convincere un conservatore a votare democratico e ci sono alcuni passaggi davvero deliziosi.
Per queste presidenziali l’autore di Fahrenheit 9/11 ha appoggiato Barack Obama e speriamo che almeno alla Casa Bianca ci sia un cambiamento democratico.

SanSimone

 
Di Sansimone (del 16/05/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 1490 volte)
Titolo originale
Eseguendo la sentenza
Autore
Giovanni Bianconi
Prima edizione
2008

Giovanni Bianconi è un giornalista del Corriere della Sera inviato per questioni giudiziarie e di cronaca. Nel trentennale dell’assassinio di Moro ha pubblicato questo libro che vuole essere, come da sottotitolo, un dietro le quinte del sequestro. In effetti, "Eseguendo la sentenza", si differenza dagli altri libri pubblicati per l’occasione dal fatto che non formula direttamente ipotesi di verità celate o di elementi tenuti nascosti, e non si schiera neanche apertamente con il partito della trattativa o con quello della fermezza; ma, sostanzialmente, cerca di ricostruire realisticamente il comportamento delle persone che ebbero un ruolo attivo o passivo nelle decisioni che portarono alla morte del presidente della DC, dando particolare rilievo al dramma e al ruolo marginale della famiglia Moro impostogli dal mondo politico.
Il libro è costruito come un diario, con descrizione delle persone da ambedue le parti del muro, ne nasce una buona opera destinata (secondo me) ad un invito a non credere che la faccenda Moro sia mai stata svelata completamente.
Forse qualcuno potrà affermare che leggo (e di conseguenza scrivo le mie recensioni) sempre su gli stessi argomenti... è vero: il terrorismo, in particolare le BR e il sequestro Moro, sono uno di questi.
C’è un motivo per il quale cerco di approfondire (e nel mio piccolo di cercare di farne partecipi più persone possibili) questo: credo che i cosiddetti anni di piombo sia stato un periodo fondamentale per la trasformazione dell’Italia in quello che è diventata... un’Italia che per anni ha dimenticato cos’è l’impegno politico e la partecipazione alla vita sociale di un paese, spaventata dalla violenza del terrorismo di destra e di sinistra, e preoccupata di assicurarsi un proprio egoistico status sociale. Ma questa violenza non è che, per caso, è stata diretta da qualche lobby di potere il cui solo obbiettivo era di libertà d’azione in campo politico ed economico? Questo è il motivo che mi spinge ad avere una visione più chiara di quegli anni, attraverso tutto il materiale reperibile, visto che sono troppo giovane per avere una memoria diretta.

SanSimone

 
Di Sansimone (del 09/05/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 2418 volte)
Titolo originale
Il pietrificatore di Triora
Autore
Ippolito Edmondo Ferrario
Prima edizione
2006

La storia di questo libro inizia a San Remo ai giorni nostri con uno strano investigatore part-time deciso a chiudere la sua attività rivierasca per dedicarsi a tempo pieno alla galleria d’arte di famiglia a Milano ma , prima di dare l’addio accetta un caso di ricerca di una persona scomparsa. Si tratta di una ragazza milanese scomparsa a Triora, un paese dell’entroterra, quasi un anno prima senza lasciare tracce e di cui il ricco zio adesso vuole avere notizie.
Leonardo Fiorentini, questo il nome del detective, arriva a Triora proprio nei giorni in cui si svolge Frigoria, una manifestazione per ricordare il celebre processo alle streghe avvenuto in paese molti secoli prima, qui viene travolto dagli eventi scaturiti dal ritrovamento di tre cadaveri pietrificati che lo porteranno sulle tracce di un misterioso e altamente pericoloso pietrificatore che ha scelto Triora come sede dei suoi esperimenti.
Questo noir di Ippolito Edmondo Ferrario è buon prodotto per gli amanti del genere, con una buona e alquanto strana idea come quella del pietrificatore figura a me sconosciuta fino alla lettura ma ho scoperto essere un antica arte di conservazione post mortem tra cui molti innovatori di questa tecnica furono italiani. La trama, come dicevo, è articolata bene in modo da far presa sul lettore e farlo in poco tempo partecipe del libro in quanto a ricerca del colpevole anche dopo aver fatto intendere con un po’ di anticipo chi è costui, tenendosi per gli ultimi capitoli un piccolo colpo di scena.
Due cose però non mi hanno convito, ma, devo dire del tutto soggettive (anzi se qualcuno ha letto il libro mi farebbe piacere sapere come la pensa su questi aspetti), una cosa è la figura di Fiorentini ( che guardando il sito dell’autore direi molto autobiografica) nel senso che in un contesto narrativo che tende a essere il più realistico possibile, con persone e luoghi reali visitabili, al contrario il detective sembra una figura fuori dal clima rivierasco sembra un Magnum PI fascista anche se intollerante alle ingiustizie.
Mentre il secondo dubbio mi è sorto mentre viaggiavo lungo la valle Argentina e sta nella descrizione di Triora, io da ligure di ponente non ho fatto fatica ad immaginarmi la location del libro ma, non so se per uno che non frequenta l’entroterra di ponente sia altrettanto facile farlo.
In ogni caso questi miei dubbi secondari il libro è un ottimo prodotto sia dal punto letterario sia come incentivo alla divulgazione delle bellezze dell’entroterra ligure con i suoi strani e dispersi paesini.

SanSimone

 
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