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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Angie (del 06/07/2012 @ 05:00:00, in teatro, linkato 712 volte)
Titolo originale
Flumena Marturano
Produzione
1962
Regia
Eduardo de Filippo
Interpreti
Edurado de Filippo, Regina Bianchi, Enzo Petito, Nina De Padova, Gennarino Palumbo, Carlo Lima, Antonio Casagrande.
Durata
 

Chi non ricorda il grande commediografo e regista teatrale italiano del ‘900 Eduardo De Filippo? Ero bambina, quando assieme ai miei genitori, guardavo le sue commedie e ogni volta riusciva a far provare al pubblico ( qui si vede la sua maestria), le stesse emozioni che lui provava in ogni sua meravigliosa interpretazione.
Ho voluto rivedere uno dei suoi grandi capolavori più conosciuti e più apprezzati dal pubblico e dalla critica: “ Filumena Maturano”.
Commedia in tre atti , caratterizzati tutti e tre dal grande monologo di Filumena ( interpretata da Titina sorella di Eduardo), che racconta la sua infanzia. Una donna dal passato tormentato: era una ragazza, quando si è dovuta trovare a fare il mestiere più antico del mondo per campare e non essere di peso alla sua famiglia. Madre di tre figli, riesce a farsi sposare con un stratagemma dall’uomo con cui convive, Domenico Soriano detto Dummi (Eduardo De Filippo), così che possa dare ai suoi figli, di cui ha sempre taciuto l’esistenza, una famiglia e un nome. Lei, Filumena e una mamma che si getterebbe nelle fiamme per i figli. Lei, da sempre una donna coraggiosa, che mette da parte il suo orgoglio, controllandoli a distanza, riuscendo a crescerli mandandoli sia a scuola che all’università. La tenace Filumena confessa a Domenico che uno dei tre ragazzi è suo figlio e, nonostante le insistenze dell’uomo per conoscere chi di loro lo fosse, la meravigliosa Filumena non rivelerà mai, quale dei tre figli è suo per non danneggiare gli altri. Da qui la celeberrima frase:” 'E figlie so' figlie e so' tutt'eguale!”
Alla fine Domenico cede alle ragioni di Filumena e decide di essere il padre di tutti e tre i ragazzi. Commovente il finale di questa donna che non ha mai versato una lacrima, per poi si sciogliersi in lacrime alla presenza di quell’uomo ora comprensivo, esclamando in tono quasi liberatorio : “Sto chiagnenno… Quant’è bello a chiagnere!”.
Quest’opera ( come qualcuno afferma,) Eduardo la scrisse in pochi giorni, prendendo spunto da una notizia di cronaca apparsa su un giornale. Esaudisce così anche il suo desiderio di scrivere qualcosa di realistico, che portasse dramma e passione sul palcoscenico. Eduardo ci riuscì ed ebbe un enorme successo. Infatti, si racconta, che per ben 33 volte il sipario si aprì e si chiuse sotto un interminabile scrosciare di applausi.
E una commedia capibile anche da chi non è propriamente napoletano e non capisce il dialetto, per cui ne consiglierei la visione a tutti, e sono convinta che la sua visione vi porterà alla ricerca di altre sue meravigliose opere e, perché no… anche da collezionare .

Angie

 
Di Sansimone (del 04/07/2008 @ 07:00:00, in teatro, linkato 1548 volte)
Titolo originale
I-Tigi canto per Ustica
Produzione
ACCADEMIA PERDUTA/ROMAGNA TEATRI
Regia
 
Interpreti
Marco Paolini e il Quartetto vocale Giovanna Marini (Patrizia Bovi, Francesca Breschi, Giovanna Marini, Patrizia Nasini)
Durata
2h 30’ circa

Ore 20.59.45 di una sera di giugno del 1980, una voce nel cielo del Tirreno dice “ Gua”, il significato di quel mozzicone di parola non lo sapremo mai.
Quella mezza parola è stata l’ultima parola registrata dalla scatola nera del volo Itavia precipitato al largo di Ustica vent'otto anni fa, la sera del 27 giugno 1980.
Sempre in una sera di giugno ma, del 2000, Marco Paolini porta in scena a Bologna “ I-Tigi Canto per Ustica” monologo per non dimenticare una tragedia italiana.
I-Tigi è uno spettacolo diverso da quello che uno spettatore si può aspettare da un’opera di denuncia sociale, perché alla fine non indica né colpevoli né nuove teorie su come si sono svolti i fatti. Paolini, insieme al coautore Daniele Del Giudice, vuole ripercorre la storia dell’aereo e di tutta l’inchiesta che né è seguita in vent’anni di indagini, basandosi sull’istruttoria del giudice Priore.Sforzandosi però di non farsi prendere la mano dalla voglia di denunciare la montagna di menzogne che hanno circondato da subito la vicenda del DC-9 precipitato ma, di attenersi solamente agli atti giudiziari.
Per far questo hanno deciso di usare nello spettacolo anche un linguaggio aereonautico, semplificato, ma lo stesso difficile da capire per chi non lo conosce (cosa che è successa anche ai vari giudici inquirenti per esempio), questo per rendere il più possibile reale il monologo. Si inizia, infatti, con le ultime comunicazioni tra l’aereo e il controllo di Ciampino con un insieme di dati e codici di rotta incomprensibili ai più ma, con l’andare avanti dello spettacolo diventeranno chiari grazie alla bravura di Paolini nel inserire nel copione spazi per così dire didattici.
Importanti in tutto lo spettacolo sono i cori, scritti e cantati da Giovanna Marini, anzi direi fondamentali perché questi cori sono le voci dei itigi, le voci di chi era su quel aereo, le voci dei parenti che aspettavano a Palermo i loro cari, le nostre voci. Nostre si, perché è da questo punto che è partito il progetto di Paolini e cioè che itigi siamo tutti noi, noi che prendiamo un aereo o che andiamo all’aeroporto per l’arrivo di qualcuno, noi popolo italiano che ha bisogno di sapere se il nostro spazio aereo è sicuro o è un far west per chiunque.
Come dicevo all’inizio, il monologo non individua chi è che ha deciso di far sparire un aereo civile dai nostri cieli, ma, forse, anno dopo anno un pezzo di verità salterà fuori.
Chissà magari l’onorevole senatore a vita Cossiga si ricorderà cosa avvenne nell’estate del 1980, quando era presidente del consiglio e fu preso in giro da tutti i suoi sottoposti( concetto da lui espresso in alcune interviste), e racconterà tutto quello che pensa, quest’anno ha detto che secondo lui è stato un missile magari il prossimo ci dirà che il missile è stato lanciato da un aereo e se la salute lo sostiene un giorno forse sapremo che bandiera aveva quel missile.

SanSimone

 
Di Sansimone (del 18/01/2008 @ 05:00:00, in teatro, linkato 951 volte)
Titolo originale
I 39 scalini
Produzione
Grande Profilo
Regia
Maria Aitken
Interpreti
Franco Oppini, Ninì Salerno, Urbano Barberini, Barbara Terrinoni
Durata
 

Domenica ho assistito alla messa in scena del romanzo di John Buchan, da parte della compagnia di produzione ”Grande Profilo”, per la regia di Maria Aitken.
Sono andato a vedere lo spettacolo senza conoscere minimamente il romanzo dal quale era estratto, senza neanche aver visto il film omonimo del grande Hitchcock e questo forse mi ha fatto apprezzare di più la rappresentazione.
Il thriller racconta di un giovane sfaccendato, Richard Hannay, che ad uno spettacolo teatrale incontra una donna che gli chiede ospitalità e che gli confida di essere una spia incaricata di evitare il furto di un importantissimo segreto militare britannico, il mattino seguente ritrova la ragazza morta ed è costretto alla fuga per non essere arrestato con l’accusa d’omicidio, decide di portare a termine il compito della spia e da qui è un continuo susseguirsi di fughe e peripezie che termineranno dove era cominciato tutto, vale a dire al London Palladium.
Lo spettacolo vede per tutta la sua durata sul palco solo quattro attori che fanno grande sfoggio d’opera di trasformismo sul palco, dando così una forte velocità alla rappresentazione che scorre per tutta la sua messa in scena leggera e fluida aiutata in questo anche dalle scenografie e dall’uso delle ombre.
Una menzione particolare va fatta a Franco Oppini e Ninì Salerno, indimenticabili appartenenti dei “I gatti di vicolo miracoli”, che con la loro comicità rendono molto gradevole e in alcuni passaggi veramente comica questa messa in scena.

SanSimone

 
Di kiriku (del 20/10/2007 @ 05:00:01, in Teatro, linkato 960 volte)
Titolo originale
Il grigio
Produzione
Goigest
Regia
Giorgio Gaber
Interpreti
Giorgio Gaber
Durata
 

In questi ultimi anni sto riscoprendo Giorgio Gaber, di lui conoscevo poco o niente se non quello che si può sentire o vedere casualmente ascoltando la radio o guardando la tv ; in poche parole il nulla più totale. Chiamatemi ingenuo, ma ogni volta che mi rendo conto di come certi personaggi vengono quasi completamente eliminati dai palinsesti audio e video, mi stupisco. Retorica? Forse si, ma questa, almeno dal mio punto di vista, è la realtà delle cose. Giorgio Gaberscik, meglio conosciuto come Giorgio Gaber ha calcato il palcoscenico per più di quarant’anni, è stato uno dei primi interpreti della canzone rock in Italiano, ha collaborato con Luigi Tenco, Enzo Iannacci, Adriano cementano. Ha partecipato a diversi Festival guadagnandosi anche una certa notorietà televisiva per poi abbandonarla per  concentrarsi su quella forma di teatro da lui stesso ideata e comunemente conosciuta come Teatro Canzone. Attento osservatore della realtà ha saputo raccontare con intelligenza le contraddizioni quotidiane della vita privata e pubblica dell’uomo normale. Ha fotografato, con ironia tagliente e a volte drammatica, la società italiana senza mai schierarsi politicamente. Ha messo sotto i riflettori le nostre paure, l'incapacità di comunicare con gli altri ma soprattutto con noi stessi, la nostra scarsa propensione  all'autocritica  e la nostra attitudine a crederci felici nella massa che non ragiona. Non da meno è Il Grigio, uno spettacolo teatrale del 1988 scritto a quattro mani con Sandro Luporini suo storico collaboratore per trent’anni. La storia è quella di un uomo che ha appena  cambiato casa per poter vivere da solo lontano da tutti in completa tranquillità. Senza televisione, senza contatti e con tutti i problemi lasciati alle spalle è convinto di poter vivere serenamente fin che non si accorge di avere un ospite o meglio un nemico indesiderato; il Grigio, in poche parole un topo. La guerra tra i due è inevitabile. Il piccolo roditore risulta essere incredibilmente furbo e sfuggente a tal punto da minare la serenità tanto agognata. Il piccolo animale non è altro che l’incarnazione dei dubbi, delle paure e dei ricordi di una vita disastrosa, problemi mai risolti seriamente e che l’uomo adesso si ritrova ad affrontare faccia a faccia proprio in quella casa che lui aveva soprannominato l’oasi. Solo a combattere contro la tragicità di una vita normale e contro tutto quello che vigliaccamente voleva lasciarsi alle spalle. Lo spettacolo è un soliloquio ironico/drammatico, sul palco solo Gaber, gli altri personaggi sono solo evocati dalla voce narrante dell’autore. Purtroppo essendo questo solo un supporto audio non si ha la possibilità di vedere la gestualità e le espressioni che caratterizzavano il suo teatro, ma nonostante tutto il piacere che si prova ad ascoltare questo monologo è davvero molto. Sempre più che mai attuale Gaber è stato ed è la coscienza nascosta di una società che non ragiona.

kiriku

 
Di Sansimone (del 25/02/2007 @ 05:00:00, in teatro, linkato 5647 volte)
Titolo originale
Il Milione-quaderno veneziano
Produzione
Moby Dick-teatri della riviera
Regia
Marco Paolini
Interpreti
Marco Paolini
Durata
120 minuti

Un po’ di tempo fa mi è capitato di vedere lo spettacolo di Marco Paolini, intitolato “IL MILIONE” trasmesso nel 1998 in diretta da Venezia su Rai 2. Uno spettacolo davvero affascinante a partire dalla location, che era un palcoscenico galleggiante all’interno dell’arsenale con il pubblico alloggiato su barche e gondole, una visione surreale soprattutto per noi spettatori di terraferma. Non credo che la scelta di andare in onda da una piattaforma galleggiante si stata casuale ma un ulteriore dimostrazione di quello che il monologo vuole raccontare. Cioè il narrare la storia di Venezia vista attraverso gli occhi sia dei nostrani( i veneziani) sia da quelli dei foresti. La rappresentazione inizia con l’incontro tra “Campagna” , uomo del continente pronto al decollo dall’aeroporto lagunare alla ricerca nuovi mondi( un novello Marco Polo), e “Sambo” un barcaiolo della laguna. Dal dialogo tra i due Paolini descrive la nascita della città e il suo evolversi fino ad arrivare ai giorni nostri con la serenissima invasa da orde infinite di turisti con la laguna mortificata da industrie pesanti e assediata dalla tangenziale di Mestre e dalla cerchia dei centri commerciali. Il monologo descrive anche le abitudini e gli usi dei veneziani, che le difficoltà del vivere in una città costruita sull’acqua ha modellato nel corso dei secoli. Esemplare l’affermazione che si ascolta più volte nello spettacolo, “ cos’ ti fa? Niente, ti aspetti”, vale a dire che la vita in laguna ha i suoi tempi naturali fatti d’attese e lavoro frenetico non appena la natura lo permette. Situazione questa confermatami anche da un’amica abituata ai ritmi milanesi e rimasta sconcertata dall’abitudine al fermarsi e poi a ricominciare dei veneziani. Intervallando parti in cui è la voce narrante ad altre in cui è il personaggio in prima persona, Paolini con la sua bravura riesce a far scorrere via le due ore di spettacolo in maniera superba, due ore in cui si ride con i tour turistici da un giorno tutto incluso, ci si commuove con il racconto della notte d’alta marea, e ci s’indigna con la Las Vegas di Porto Marghera. In assoluto per quanto mi riguarda uno dei migliori monologhi di Paolini da me visti, in cui si può apprezzare tutta la sua bravura sia come autore sia come attore, purtroppo a livello nazionale ancora non abbastanza celebrata.

        Sansimone

 
Di Namor (del 21/12/2006 @ 05:00:00, in teatro, linkato 6914 volte)
Titolo originale
Natale in casa Cupiello
Produzione
Italia 1977
Regia
Eduardo de Filippo
Interpreti
Eduardo de Filippo, Pupella Maggio, Lina Sastri, Luca de Filippo, Gino Marangola, Luigi Izzo, Marzio Onorato.
Durata
109 Minuti

Nel 1931 al teatro Kursaal di Napoli, la “Compagnia Umoristica I De Filippo” debuttò nella rappresentazione di “Natale in casa Cupiello” opera teatrale in un unico atto, scritta e interpretata in dialetto napoletano dal grande Eduardo de Filippo. La recita narra di una famiglia napoletana, impegnata nei preparativi Natalizi, durante il periodo che precede la Festività, dove tra l’indifferenza della moglie, donna Cuncetta (Pupella Maggio), e del figlio Tommasino (Luca de Filippo), il Capofamiglia Luca Cupiello (Eduardo de Filippo), si appresta, come gli anni precedenti, a preparare il presepe. A turbare in maniera comica il clima festivo che aleggia nella casa, sono i continui litigi tra lo zio Pasqualino (Gino Maringola), e il nipote Tommasino, che si accusano a vicenda di furti subiti ai propri danni, ma di ben altra specie sono invece i turbamenti della figlia Ninuccia (Lina Sastri), che vuole lasciare il marito Nicolino (Luigi Izzo), ricco commerciante che non ha mai amato, per l’amore vero, l’amante Vittorio (Marzio Onorato). Tutto é pronto per la cena natalizia, ma un invito fuori programma fatto dall’ignaro Lucariello, scopre le carte, facendo in modo che la tresca venga a galla, purtroppo per lui con esiti drammatici! Nel giro di appena un anno “Natale in casa Cupiello” e già un dramma famoso, ma Eduardo volle far conoscere meglio i protagonisti, così mise in scena un terzo atto, che divenne il primo, poiché aggiunse alla storia la descrizione dei due giorni precedenti, durante i quali assistiamo al risveglio di Lucariello nella fredda mattina del 23 Dicembre. Dopo due anni Eduardo inserisce la parte conclusiva, scrivendo il terzo ed ultimo atto contro il parere del fratello Peppino, che lo riteneva inutile perché troppo scontato. Ed é così che finalmente si concluse l’opera, quella che noi tutti conosciamo e che l’autore stesso definì come un parto trigemino con gravidanza di quattro anni. Una volta Eduardo dichiarò, “Natale in casa Cupiello era particolarmente commovente per me, che in realtà conobbi quella famiglia, non si chiamava Cupiello, ma lo conobbi! La famiglia che lui cita era quella dei nonni materni! Consiglio vivamente la visione di questo capolavoro, reperibile in dvd ad un prezzo veramente irrisorio, dove i due più grandi esponenti del teatro napoletano, Eduardo de Filippo e Pupella Maggio, danno prova del loro indiscusso talento! Nel frattempo Vi auguro un felice Natale.

Namor

 
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